Copertina di De Bello Gallico Retro copertina di De Bello Gallico

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De Bello Gallico

di Gaio Giulio Cesare
Traduzione e cura di Aldo Diomedes

ISBN: 979-8274112468 Formato: Copertina flessibile 15.24 x 22.86 cm Pagine: 260

Descrizione

Pochi testi hanno avuto un impatto così profondo sulla civiltà occidentale come il De Bello Gallico. Opera storica, manuale di strategia, capolavoro di propaganda politica e saggio etnografico, il resoconto di Gaio Giulio Cesare sulla conquista della Gallia è un documento imprescindibile per comprendere le radici dell'Europa e la mentalità che forgiò l'Impero Romano.

Per troppo tempo, la prosa di Cesare è stata relegata a mero esercizio scolastico. Questa nuova traduzione a cura di Aldo Diomedes si propone di restituire al De Bello Gallico la sua vera natura: quella di una narrazione potente e avvincente, scritta da un protagonista d'eccezione. Lo stile, fedele alla concisa eleganza dell'originale, è stato reso in un italiano moderno e fluido, capace di trasmettere sia la tensione delle battaglie sia la lucidità dell'analisi strategica del grande condottiero.
L'opera copre l'intero arco delle campagne galliche, dal 58 al 50 a.C. I primi sette libri, redatti da Cesare stesso, ci trasportano al fianco delle legioni, mostrandoci le sfide contro popoli fieri e bellicosi come gli Elvezi, i Nervi e i Veneti, fino alle audaci spedizioni esplorative in Britannia e oltre il Reno. Il culmine è raggiunto con la drammatica rivolta pan-gallica guidata da Vercingetorige, che culmina nel monumentale assedio di Alesia, descritto con una maestria narrativa senza pari. L'ottavo libro, opera del fedele Aulo Irzio, porta a compimento la cronaca, collegando la pacificazione finale della Gallia agli oscuri presagi dell'imminente guerra civile.

Pensata per l'appassionato di storia, per lo studioso di strategia e per chiunque ami la grande letteratura, questa edizione è arricchita da note esplicative integrate che chiariscono, senza appesantire, i concetti chiave del mondo romano. Completano il volume delle appendici dedicate ai personaggi, ai popoli e ai luoghi, che rendono la lettura un'esperienza completa e immersiva. Un invito a riscoprire un classico immortale, non come un testo antico, ma come una storia viva e straordinariamente attuale.
📖 Leggi alcune pagine (Anteprima)
LIBRO PRIMO
(1)
La Gallia è interamente divisa in tre parti: una è abitata dai Belgi, un’altra dagli Aquitani e la terza da quelli che nella loro lingua si chiamano Celti, ma nella nostra Galli. Essi differiscono tra loro per lingua, istituzioni e leggi. Il fiume Garonna separa i Galli dagli Aquitani, mentre la Marna e la Senna li dividono dai Belgi. Tra tutti questi popoli, i più valorosi sono i Belgi, perché sono i più lontani dalla cultura e dalla civiltà della Gallia Narbonense [provincia romana], e molto di rado i mercanti si recano da loro per portare quelle merci che tendono a indebolire gli animi. Inoltre, sono i più vicini ai Germani, che abitano oltre il Reno, con i quali sono continuamente in guerra. Per questa stessa ragione, anche gli Elvezi superano in valore gli altri Galli, poiché combattono contro i Germani in scontri quasi quotidiani, o per tenerli lontani dai propri territori o per portare essi stessi la guerra nei loro. Una delle tre parti, quella che, come si è detto, è occupata dai Galli, inizia dal fiume Rodano; è delimitata dal fiume Garonna, dall'Oceano e dai territori dei Belgi; dal lato dei Sequani e degli Elvezi tocca anche il fiume Reno; è orientata a nord. I Belgi hanno origine dalle regioni più estreme della Gallia, si estendono fino alla parte inferiore del fiume Reno e guardano a settentrione e a oriente. L’Aquitania si estende dal fiume Garonna fino ai monti Pirenei e a quella parte dell’Oceano che bagna la Spagna; è orientata tra occidente e settentrione.

(2)
Presso gli Elvezi, il più nobile e ricco di gran lunga fu Orgetorige. Sotto il consolato di Marco Messalla e Marco Pisone, spinto dal desiderio di regnare, organizzò una congiura tra la nobiltà e convinse la sua gente a emigrare in massa dai loro territori, affermando che sarebbe stato facilissimo impadronirsi del potere su tutta la Gallia, poiché erano superiori a tutti in valore. Li persuase tanto più facilmente in quanto gli Elvezi sono chiusi da ogni parte dalla conformazione naturale del luogo: da un lato dal fiume Reno, larghissimo e profondissimo, che divide il territorio elvetico dai Germani; dall'altro dall'altissimo monte Giura, che si trova tra i Sequani e gli Elvezi; dal terzo lato dal lago Lemano e dal fiume Rodano, che separa la nostra provincia dagli Elvezi. Per queste ragioni, avevano meno possibilità di spostarsi e meno facilità nel muovere guerra ai popoli confinanti; e per questo motivo, essendo uomini desiderosi di combattere, erano afflitti da un grande malcontento. Inoltre, ritenevano di avere confini troppo stretti rispetto alla loro popolazione e alla loro fama di valore in guerra, confini che si estendevano per duecentoquaranta miglia [circa 1,48 km ciascuna] in lunghezza e centottanta in larghezza.
(3)
Spinti da queste ragioni e influenzati dall'autorità di Orgetorige, decisero di preparare tutto il necessario per la partenza: radunare il maggior numero possibile di giumenti e carri, effettuare le semine più abbondanti possibili per avere a disposizione una scorta di grano durante il viaggio, e consolidare la pace e l'amicizia con le popolazioni vicine. Ritennero che un biennio fosse sufficiente per portare a termine questi preparativi e fissarono la partenza per legge al terzo anno. Per l'organizzazione di tutto ciò fu scelto Orgetorige. Egli assunse per sé il compito di recarsi in ambasciata presso le altre popolazioni. Durante questo viaggio, persuade Castico, figlio di Catamantalede, un Sequano il cui padre aveva regnato per molti anni ed era stato nominato "amico" dal senato del popolo romano, a impadronirsi del potere nel suo paese, potere che suo padre aveva detenuto prima di lui. Allo stesso modo, persuade Dumnorige, un Eduo, fratello di Diviziaco, che a quel tempo deteneva la principale carica nel suo stato ed era molto amato dal popolo, a tentare la stessa impresa, e gli dà in moglie sua figlia. Dimostra loro che portare a termine i loro piani sarebbe stato facilissimo, perché lui stesso stava per prendere il potere sul suo popolo; non c'era dubbio che gli Elvezi fossero i più potenti di tutta la Gallia, e assicura che con le sue truppe e il suo esercito avrebbe procurato loro i regni. Convinti da questo discorso, si scambiano giuramenti di fedeltà e sperano, una volta preso il potere, di potersi impadronire di tutta la Gallia tramite i tre popoli più potenti e solidi.
(4)
La cosa fu riferita agli Elvezi tramite una delazione. Secondo le loro usanze, costrinsero Orgetorige a difendersi in catene; la pena per il condannato prevedeva che fosse bruciato vivo. Nel giorno stabilito per il processo, Orgetorige radunò da ogni parte presso il tribunale tutta la sua famiglia, fino a circa diecimila uomini, e vi condusse anche tutti i suoi clienti [dipendenti o sostenitori di un nobile] e i suoi debitori, che erano molto numerosi: grazie a loro, si sottrasse al processo. Mentre il popolo, infuriato per l'accaduto, cercava di far valere con le armi i propri diritti e i magistrati radunavano una moltitudine di uomini dalle campagne, Orgetorige morì; e non manca il sospetto, secondo l'opinione degli Elvezi, che si sia tolto la vita da solo.
(5)
Dopo la sua morte, gli Elvezi tentano ugualmente di portare a termine ciò che avevano deciso: uscire dai loro territori. Quando si ritennero pronti per l'impresa, incendiano tutte le loro città, circa una dozzina, i loro villaggi, circa quattrocento, e tutti gli altri edifici privati; bruciano tutto il frumento, tranne quello che avrebbero portato con sé, per essere, una volta tolta la speranza di un ritorno in patria, più preparati ad affrontare ogni pericolo. Ordinano che ciascuno porti da casa farina per tre mesi. Persuadono i loro vicini, i Rauraci, i Tulingi e i Latobrigi, a seguire lo stesso piano: incendiare le loro città e i loro villaggi e partire insieme a loro. Accolgono inoltre come alleati i Boi, che avevano vissuto al di là del Reno, erano passati nel territorio del Norico e avevano assediato Noreia.
€ 18,99

Il prezzo indicato si riferisce alla versione in brossura (copertina morbida).
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