Copertina di Storia di San Luigi - La Settima Crociata Retro copertina di Storia di San Luigi - La Settima Crociata

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Storia di San Luigi - La Settima Crociata

di Jean De Joinville
Traduzione e cura di Aldo Diomedes

ISBN: 979-8292531364 Formato: Copertina flessibile 15.24 x 22.86 cm Pagine: 238

Descrizione

Un Re Santo. Una Crociata Disastrosa. La Testimonianza Vera di chi c'era.
Immergiti nel cuore del XIII secolo e vivi la storia come non l'hai mai letta prima. Questa non è una fredda cronaca di eventi, ma il racconto appassionato e personale di Jean de Joinville, cavaliere, amico e confidente di uno dei sovrani più straordinari d'Europa: Re Luigi IX di Francia, il Re Santo.

Segui l'immenso esercito crociato dalle coste di Cipro alle sabbie dell'Egitto. Assisti alla fulminea conquista di Damietta , sopravvivi alla terribile battaglia di Mansura e soffri l'umiliazione della prigionia insieme al re e ai suoi baroni. Un'avventura epica, segnata dal coraggio, dall'errore umano e da una fede incrollabile.

Ciò che rende questo libro un tesoro inestimabile è la sua prospettiva unica. Joinville non si limita a narrare la grande storia: ci svela l'uomo dietro la corona. Attraverso i suoi occhi, ascoltiamo i dialoghi privati del re sulla fede e sul peccato , ne vediamo i gesti di pietà verso i più poveri e il coraggio indomito sul campo di battaglia .

In questo libro scoprirai:

Una Storia Vera: La testimonianza oculare e dettagliata della Settima Crociata, uno dei più grandi e drammatici eventi del Medioevo.

Un Ritratto Umano: Un'immagine intima e sincera di San Luigi, non solo come santo e monarca, ma come guerriero, leader e uomo.

Avventura e Cavalleria: Battaglie, strategie, atti di eroismo e tragici disastri raccontati con il vigore e la schiettezza di un cavaliere.

Un Mondo Ritrovato: Usi, costumi e credenze del XIII secolo, descritti da chi li ha vissuti in prima persona, dai Saraceni ai misteriosi Beduini.

Questa nuova edizione in italiano moderno, curata da Aldo Diomedes, abbatte le barriere linguistiche e consegna al presente un capolavoro del passato. Un libro imperdibile per tutti gli appassionati di storia, di avventure cavalleresche e delle grandi figure che hanno segnato il nostro mondo.
📖 Leggi alcune pagine (Anteprima)
Capitolo 9
Come partimmo da Cipro e arrivammo in vista di Damietta in Egitto.

Non appena arrivò la stagione propizia [probabilmente la primavera inoltrata], fu annunciato e ordinato da parte del Re che tutte le navi fossero ricaricate di viveri per essere pronte a partire quando il Re stesso lo avesse indicato. Quando tutto fu pronto e completato, il Re, la Regina e tutta la loro gente si ritirarono, ciascuno sulla propria nave.
Il venerdì prima della Pentecoste di quell'anno [1249], il Re fece annunciare che tutti lo seguissero il giorno seguente e che si facesse rotta direttamente verso l'Egitto. E il mattino seguente, che era sabato, tutte le navi partirono e spiegarono le vele. Era una cosa piacevole e allo stesso tempo meravigliosa da vedere, perché sembrava che tutto il mare, a perdita d'occhio, fosse coperto di tela per la grande quantità di vele che erano offerte al vento. C'erano ben milleottocento imbarcazioni, tra grandi e piccole.
Il giorno di Pentecoste, il Re arrivò a un promontorio chiamato Punta di Limassol, insieme alle altre navi che lo circondavano. Scesero a terra e ascoltarono la Messa. Ma in quella circostanza accadde un grande sconforto: dei ben duemilaottocento cavalieri che erano partiti per seguire il Re, con lui a terra se ne trovarono solo settecento. Tutti gli altri erano stati separati dalla loro rotta e dalla compagnia del Re da un vento terribile, simile a un turbine o a un mulinello, che proveniva dall'Egitto. Questo vento li aveva spinti verso Acri e altri paesi stranieri, e il Re non li rivide per molto tempo. Per questo motivo, lui e la sua compagnia furono per tutta quella giornata molto addolorati e sbigottiti, perché li credevano tutti morti o in grave pericolo.
Il giorno dopo la Pentecoste, il cattivo tempo era passato e il vento soffiava favorevolmente. Perciò il Re e tutti noi che eravamo con lui, in nome di Dio, levammo le vele per proseguire il viaggio. E accadde che, navigando, incontrammo il Principe di Morea [Guglielmo II di Villehardouin] e il Duca di Borgogna, i quali avevano anch'essi fatto sosta in una località della Morea.
Il Re e la sua compagnia arrivarono a Damietta il lunedì dopo la Pentecoste [giovedì 4 giugno 1249 secondo la cronologia storica], e lì ad attenderci c'era un grande spiegamento di forze. Sulla riva del mare, infatti, trovammo tutto l'esercito del Sultano, che era uno spettacolo di gente molto bello a vedersi. L'ammiraglio che li comandava indossava un'armatura d'oro fino, così lucente che, quando il sole la colpiva, rifletteva la luce agli occhi tanto da farlo sembrare un secondo sole. Il frastuono che producevano con i loro corni e le loro nacchere era una cosa spaventosa da udire e molto strana per i Francesi.
Vedendo ciò, il Re convocò tutti i suoi baroni e consiglieri per decidere cosa si dovesse fare. Essi lo consigliarono di attendere il ritorno dei suoi uomini, poiché del suo esercito non gli era rimasta che la terza parte, a causa della tempesta di cui vi ho parlato prima. Ma il Re non volle sentire ragioni né dar loro ascolto. Anzi, diceva che, agendo così, avrebbe dato coraggio ai suoi nemici, e faceva notare che in quel luogo non c'era alcun porto in cui sbarcare per attendere i suoi uomini in sicurezza. Aggiungeva che una nuova e improvvisa tempesta avrebbe potuto sorprenderli, disperdendoli e spingendoli qua e là in paesi stranieri, come era accaduto ai suoi cavalieri la scorsa Pentecoste.
Perciò, secondo il suo parere e la sua volontà, si decise che il venerdì prima della Trinità il Re sarebbe sbarcato e avrebbe combattuto contro i Saraceni, se avessero osato affrontarlo.
Il Re ordinò a Monsignor Giovanni di Beaumont di far dare a Monsignor Erardo di Brienne, con il quale mi trovavo io, una galea per sbarcare noi e i nostri uomini in armi, poiché le navi uscieri, a causa del basso fondale, non potevano avvicinarsi alla riva. E, come Dio volle, io mi feci calare dalla mia nave in una piccola galeotta che pensavo di aver perduto, dove si trovavano otto dei miei cavalli. Questa galeotta me l'aveva donata la Signora di Beirut, che era cugina di primo grado del Conte di Montbéliard.
Quel venerdì, Monsignor Erardo di Brienne ed io, tutti armati, ci recammo dal Re per chiedere la suddetta galea che ci aveva precedentemente concesso. Ma Messer Giovanni di Beaumont ci rispose, alla presenza del Re, che non ne avremmo avuta nessuna. Vi ho voluto dire questo perché sappiate che il buon Re aveva tanto da fare per mantenere la pace tra i suoi uomini quanto ne aveva a sopportare le sue sventure e le sue perdite.
Quando i nostri uomini videro che non portavamo alcuna galea, si lasciarono cadere con foga nella galeotta. I marinai, vedendo che a poco a poco sarebbe affondata, si ritirarono sulla nave e ci abbandonarono con i cavalieri nella piccola imbarcazione. Allora io gridai e chiesi al comandante di quante persone ci fossero di troppo nella galeotta. Egli mi rispose che c'erano diciotto uomini d'arme in più. Perciò, ne feci subito sbarcare altrettanti e li feci salire sulla nave dove si trovavano i miei cavalli. E mentre facevo eseguire questo trasbordo, un cavaliere di Monsignor Erardo di Brienne, di nome Pluquet, per seguirci, volle a tutti i costi scendere dalla grande nave sulla barca. Ma la barca si stava allontanando, e il cavaliere, armato, cadde in mare e annegò.
€ 18,99

Il prezzo indicato si riferisce alla versione in brossura (copertina morbida).
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