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L'Uomo dalla Maschera di Ferro
di Marius Topin
ISBN: 979-8174080409
Formato: Copertina flessibile 15.24 x 22.86 cm
Pagine: 354
Descrizione
Non aveva un nome, non aveva un volto, non aveva una tomba con il proprio nome. Eppure è stato, per tre secoli, il prigioniero più celebre del mondo.
18 settembre 1698: una lettiga varca il ponte levatoio della Bastiglia. Dentro viaggia un uomo dal volto coperto da una maschera di velluto nero. 20 novembre 1703: lo stesso uomo viene sepolto di notte, sotto un nome falso, senza corteo e senza lacrime. Tra queste due date si nasconde il più grande enigma della storia di Francia.
Chi era l'Uomo dalla Maschera di Ferro?
Un fratello gemello di Luigi XIV, nato poche ore dopo il Re Sole e cancellato dal mondo?
Il conte di Vermandois, la cui morte fu inscenata davanti a un esercito intero?
Il duca di Monmouth, decapitato a Londra ma segretamente salvato, come giurava il popolo inglese?
Il duca di Beaufort, svanito nel fumo di una battaglia sotto le mura di Candia?
Il patriarca armeno Avedick, rapito in mezzo al Mediterraneo da un ambasciatore senza scrupoli?
O Nicolas Fouquet, il sovrintendente precipitato dall'alto della sua fortuna?
Per un secolo, cinquantadue scrittori — da Voltaire a Dumas — si sono sfidati su questa domanda, demolendo le tesi avversarie senza mai riuscire a imporre la propria. Finché, nel 1869, un giovane storico è sceso negli archivi.
Questo non è un romanzo: è l'inchiesta che ha risolto il caso.
Marius Topin ha passato due anni tra i dispacci dei ministeri della Guerra e degli Affari Esteri, riportando alla luce oltre trecento documenti inediti. Confrontati e fatti parlare l'uno con l'altro, essi ricostruiscono passo dopo passo il cammino del prigioniero misterioso: da Pinerolo alle isole di Lerino, fino alla Bastiglia. E conducono a un nome che nessun romanziere avrebbe osato inventare: Ercole Antonio Mattioli, ministro del duca di Mantova, rapito il 2 maggio 1679 per aver ingannato il Re Sole nella trattativa segreta di Casale Monferrato.
Dai giardini di Amiens alle paludi di Sedgemoor, dalla notte di Candia alle segrete di Costantinopoli: intrighi, rapimenti, battaglie, vite di prigione e segreti di Stato in una storia vera che si legge come un romanzo — e che lo supera.
Perché questa edizione
Nuova traduzione integrale in italiano moderno e accessibile
Riquadri Per orientarsi al termine di ogni capitolo
Dramatis Personae con oltre settanta voci
Cronologia della Maschera di Ferro e di Saint-Mars
Tabella comparativa di tutte le ipotesi
Glossario storico e istituzionale
Appendice d'autore: la risposta ai gesuiti che attaccarono l'inchiesta
Per chi è questo libro Per chi ama le storie vere che si leggono come romanzi; per gli appassionati del Seicento, della Bastiglia e dei segreti di Stato; per chi vuole sapere finalmente come andarono davvero i fatti, oltre la leggenda di Dumas e del cinema, con documenti alla mano.
«Bisognerà che nessuno sappia mai che cosa sia avvenuto di quest'uomo.» — Luigi XIV, 28 aprile 1679
18 settembre 1698: una lettiga varca il ponte levatoio della Bastiglia. Dentro viaggia un uomo dal volto coperto da una maschera di velluto nero. 20 novembre 1703: lo stesso uomo viene sepolto di notte, sotto un nome falso, senza corteo e senza lacrime. Tra queste due date si nasconde il più grande enigma della storia di Francia.
Chi era l'Uomo dalla Maschera di Ferro?
Un fratello gemello di Luigi XIV, nato poche ore dopo il Re Sole e cancellato dal mondo?
Il conte di Vermandois, la cui morte fu inscenata davanti a un esercito intero?
Il duca di Monmouth, decapitato a Londra ma segretamente salvato, come giurava il popolo inglese?
Il duca di Beaufort, svanito nel fumo di una battaglia sotto le mura di Candia?
Il patriarca armeno Avedick, rapito in mezzo al Mediterraneo da un ambasciatore senza scrupoli?
O Nicolas Fouquet, il sovrintendente precipitato dall'alto della sua fortuna?
Per un secolo, cinquantadue scrittori — da Voltaire a Dumas — si sono sfidati su questa domanda, demolendo le tesi avversarie senza mai riuscire a imporre la propria. Finché, nel 1869, un giovane storico è sceso negli archivi.
Questo non è un romanzo: è l'inchiesta che ha risolto il caso.
Marius Topin ha passato due anni tra i dispacci dei ministeri della Guerra e degli Affari Esteri, riportando alla luce oltre trecento documenti inediti. Confrontati e fatti parlare l'uno con l'altro, essi ricostruiscono passo dopo passo il cammino del prigioniero misterioso: da Pinerolo alle isole di Lerino, fino alla Bastiglia. E conducono a un nome che nessun romanziere avrebbe osato inventare: Ercole Antonio Mattioli, ministro del duca di Mantova, rapito il 2 maggio 1679 per aver ingannato il Re Sole nella trattativa segreta di Casale Monferrato.
Dai giardini di Amiens alle paludi di Sedgemoor, dalla notte di Candia alle segrete di Costantinopoli: intrighi, rapimenti, battaglie, vite di prigione e segreti di Stato in una storia vera che si legge come un romanzo — e che lo supera.
Perché questa edizione
Nuova traduzione integrale in italiano moderno e accessibile
Riquadri Per orientarsi al termine di ogni capitolo
Dramatis Personae con oltre settanta voci
Cronologia della Maschera di Ferro e di Saint-Mars
Tabella comparativa di tutte le ipotesi
Glossario storico e istituzionale
Appendice d'autore: la risposta ai gesuiti che attaccarono l'inchiesta
Per chi è questo libro Per chi ama le storie vere che si leggono come romanzi; per gli appassionati del Seicento, della Bastiglia e dei segreti di Stato; per chi vuole sapere finalmente come andarono davvero i fatti, oltre la leggenda di Dumas e del cinema, con documenti alla mano.
«Bisognerà che nessuno sappia mai che cosa sia avvenuto di quest'uomo.» — Luigi XIV, 28 aprile 1679
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CAPITOLO 10
Cause della spedizione di Candia. — Intrighi di corte. — Turenne e il duca d'Albret. — Preparativi della spedizione. — Beaufort ne assume il comando. — Partenza della flotta. — Suo arrivo davanti a Candia. — Stato di quest'isola. — Descrizione della piazzaforte assediata. — Ultimo consiglio di guerra. — Piano d'attacco. — L'assalto è fissato nel cuore della notte tra il 24 e il 25 giugno 1669. — I primi movimenti hanno successo. — Terribile esplosione di una polveriera. — Panico spaventoso. — Rotta dei francesi. — Reimbarco delle truppe. — Certezza della morte di Beaufort.
Le cause della spedizione di Candia [Creta] non sono state tutte evidenziate. Si è detto che, poiché l'opinione pubblica francese aveva accolto male la pace di Aquisgrana e soprattutto l'esercito se ne lamentava, Luigi XIV e Louvois colsero con prontezza l'occasione di stornare quello zelo irrequieto, di far sfogare quella fiamma, e si lasciarono volentieri persuadere dal nunzio e dall'ambasciatore di Venezia a inviare rinforzi a Candia, minacciata dai turchi. A questa considerazione, che ebbe certamente un peso enorme, conviene aggiungere l'influenza di un intrigo di corte e svelare i motivi del tutto particolari che Luigi XIV aveva per compiacere il papa.
Louvois era riuscito a far nominare suo fratello, l'abate Le Tellier, coadiutore dell'arcidiocesi di Reims, a scapito del duca d'Albret, nipote di Turenne. L'illustre maresciallo non era riuscito a far nominare il parente nemmeno coadiutore dell'arcivescovo di Parigi; sicché Luigi XIV, per placare il risentimento di Turenne, promise al giovane abate il cappello cardinalizio. Madame de Montespan, imparentata con gli Albret e già onnipotente, si sforzava con tutta la sua influenza di affrettare l'adempimento di tale promessa.
D'altro canto, come ricompensa per il suo zelo nel favorire presso l'imperatore gli interessi del re nella grande questione del trattato di spartizione della monarchia spagnola (firmato segretamente nel 1668), il principe di Auersperg, uno dei principali ministri di Leopoldo I, aveva ricevuto dall'ambasciatore francese Grémonville la garanzia dell'appoggio di Luigi XIV per ottenere da Clemente IX il cappello cardinalizio. Il papa seppe volgere a proprio vantaggio questa duplice richiesta.
Egli si dilungò molto sul suo estremo desiderio di accontentare il "Re Cristianissimo", ma anche sui propri timori di irritare le altre nazioni cattoliche con una preferenza che sarebbe risultata loro offensiva. Addusse come pretesto la necessità, impellente in quel momento, di non scontentare alcuna potenza e di vederle tutte unite per aiutarlo a respingere il nemico comune della cristianità.
«Così, monsignore», scriveva a de Lionne il nostro inviato a Roma, «Vostra Eccellenza capirà facilmente che se avessi qualcosa di positivo da dire da parte vostra, ovvero che Sua Maestà ha deciso di fare la prossima campagna a sostegno di Candia, troverei qui maggiore facilità per far avanzare la promozione».
Che la devozione e i sentimenti religiosi di Luigi XIV abbiano avuto un qualche peso nella sua decisione di inviare truppe a Candia contro i turchi, si può credere. Che vi sia stato spinto dalla necessità di offrire un glorioso risarcimento all'esercito, scontento per la pace di Aquisgrana, non lo si può negare. Ma non si può nemmeno ignorare l'influenza che dovette esercitare sulla decisione del re la certezza – accontentando il papa su un punto così sensibile – di poter mantenere i propri impegni verso il ministro dell'Impero, di accontentare Turenne e di compiacere Madame de Montespan.
In ogni caso, è impossibile annoverare tra queste molteplici cause il presunto desiderio di sbarazzarsi di Beaufort, e non si è autorizzati a invocare un motivo tanto inverosimile quando così tante considerazioni decisive concorrono a spiegare l'intera spedizione.
Il duca di Beaufort fu naturalmente scelto per comandarla. Tutto lo designava a quel ruolo, malgrado la violenza del suo carattere: la sua nascita, il rango di grande ammiraglio, il comando già esercitato in diverse spedizioni navali e una certa attitudine per il rude e pericoloso mestiere del marinaio.
Sotto i suoi ordini, Rochechouart, conte di Vivonne, aveva la direzione delle galere, mentre il duca di Navailles comandava le truppe da sbarco. Tali truppe raggiungevano le settemila unità e avevano come ufficiali il fior fiore della nobiltà, che considerava una sorta di dovere cavalleresco combattere contro l'infedele.
Cause della spedizione di Candia. — Intrighi di corte. — Turenne e il duca d'Albret. — Preparativi della spedizione. — Beaufort ne assume il comando. — Partenza della flotta. — Suo arrivo davanti a Candia. — Stato di quest'isola. — Descrizione della piazzaforte assediata. — Ultimo consiglio di guerra. — Piano d'attacco. — L'assalto è fissato nel cuore della notte tra il 24 e il 25 giugno 1669. — I primi movimenti hanno successo. — Terribile esplosione di una polveriera. — Panico spaventoso. — Rotta dei francesi. — Reimbarco delle truppe. — Certezza della morte di Beaufort.
Le cause della spedizione di Candia [Creta] non sono state tutte evidenziate. Si è detto che, poiché l'opinione pubblica francese aveva accolto male la pace di Aquisgrana e soprattutto l'esercito se ne lamentava, Luigi XIV e Louvois colsero con prontezza l'occasione di stornare quello zelo irrequieto, di far sfogare quella fiamma, e si lasciarono volentieri persuadere dal nunzio e dall'ambasciatore di Venezia a inviare rinforzi a Candia, minacciata dai turchi. A questa considerazione, che ebbe certamente un peso enorme, conviene aggiungere l'influenza di un intrigo di corte e svelare i motivi del tutto particolari che Luigi XIV aveva per compiacere il papa.
Louvois era riuscito a far nominare suo fratello, l'abate Le Tellier, coadiutore dell'arcidiocesi di Reims, a scapito del duca d'Albret, nipote di Turenne. L'illustre maresciallo non era riuscito a far nominare il parente nemmeno coadiutore dell'arcivescovo di Parigi; sicché Luigi XIV, per placare il risentimento di Turenne, promise al giovane abate il cappello cardinalizio. Madame de Montespan, imparentata con gli Albret e già onnipotente, si sforzava con tutta la sua influenza di affrettare l'adempimento di tale promessa.
D'altro canto, come ricompensa per il suo zelo nel favorire presso l'imperatore gli interessi del re nella grande questione del trattato di spartizione della monarchia spagnola (firmato segretamente nel 1668), il principe di Auersperg, uno dei principali ministri di Leopoldo I, aveva ricevuto dall'ambasciatore francese Grémonville la garanzia dell'appoggio di Luigi XIV per ottenere da Clemente IX il cappello cardinalizio. Il papa seppe volgere a proprio vantaggio questa duplice richiesta.
Egli si dilungò molto sul suo estremo desiderio di accontentare il "Re Cristianissimo", ma anche sui propri timori di irritare le altre nazioni cattoliche con una preferenza che sarebbe risultata loro offensiva. Addusse come pretesto la necessità, impellente in quel momento, di non scontentare alcuna potenza e di vederle tutte unite per aiutarlo a respingere il nemico comune della cristianità.
«Così, monsignore», scriveva a de Lionne il nostro inviato a Roma, «Vostra Eccellenza capirà facilmente che se avessi qualcosa di positivo da dire da parte vostra, ovvero che Sua Maestà ha deciso di fare la prossima campagna a sostegno di Candia, troverei qui maggiore facilità per far avanzare la promozione».
Che la devozione e i sentimenti religiosi di Luigi XIV abbiano avuto un qualche peso nella sua decisione di inviare truppe a Candia contro i turchi, si può credere. Che vi sia stato spinto dalla necessità di offrire un glorioso risarcimento all'esercito, scontento per la pace di Aquisgrana, non lo si può negare. Ma non si può nemmeno ignorare l'influenza che dovette esercitare sulla decisione del re la certezza – accontentando il papa su un punto così sensibile – di poter mantenere i propri impegni verso il ministro dell'Impero, di accontentare Turenne e di compiacere Madame de Montespan.
In ogni caso, è impossibile annoverare tra queste molteplici cause il presunto desiderio di sbarazzarsi di Beaufort, e non si è autorizzati a invocare un motivo tanto inverosimile quando così tante considerazioni decisive concorrono a spiegare l'intera spedizione.
Il duca di Beaufort fu naturalmente scelto per comandarla. Tutto lo designava a quel ruolo, malgrado la violenza del suo carattere: la sua nascita, il rango di grande ammiraglio, il comando già esercitato in diverse spedizioni navali e una certa attitudine per il rude e pericoloso mestiere del marinaio.
Sotto i suoi ordini, Rochechouart, conte di Vivonne, aveva la direzione delle galere, mentre il duca di Navailles comandava le truppe da sbarco. Tali truppe raggiungevano le settemila unità e avevano come ufficiali il fior fiore della nobiltà, che considerava una sorta di dovere cavalleresco combattere contro l'infedele.
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