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Le Invasioni Barbariche in Italia

di Pasquale Villari
Traduzione e cura di Aldo Diomedes

ISBN: 979-8243190381 Formato: Copertina flessibile 15.24 x 22.86 cm Pagine: 350

Descrizione

Come è nata l’Italia? Dalle ceneri del più grande Impero della storia alla nascita dell’Europa moderna.
Rivivi l’epopea che ha cambiato per sempre il destino del nostro Paese in questa nuova edizione modernizzata del capolavoro di Pasquale Villari.
Tra il IV e l'VIII secolo, l'Italia fu il palcoscenico di uno degli scontri più drammatici e affascinanti di tutti i tempi: l'incontro (e lo scontro) tra la millenaria civiltà romana e l'inarrestabile marea dei popoli germanici. Goti, Unni, Vandali, Longobardi e Franchi non portarono solo guerra e distruzione, ma gettarono le basi della cultura, delle tradizioni e delle città che viviamo ancora oggi.

Perché scegliere questa edizione curata da Aldo Diomedes?
Il testo originale di Pasquale Villari, pilastro della storiografia italiana, è stato completamente revisionato e modernizzato. La prosa ottocentesca è stata resa scorrevole e dinamica, senza perdere il rigore storico dell’autore, rendendo la lettura piacevole come un romanzo ma autorevole come un saggio.
Inoltre, per guidarti meglio in questo viaggio nel tempo, ogni capitolo è arricchito da tre rubriche esclusive:
LA BUSSOLA STORICA: Un riepilogo rapido e chiaro con i protagonisti, le date e gli eventi chiave per non perdere mai il filo della narrazione.
IL NODO STORICO: Un approfondimento critico sui temi caldi del periodo, per capire i "perché" profondi che hanno mosso i popoli e cambiato il corso della storia.
TRACCE NEL PRESENTE: Un ponte incredibile tra passato e oggi. Ti indichiamo i monumenti, i siti archeologici e i luoghi visitabili oggi in Italia che testimoniano i fatti narrati nel libro.

Cosa scoprirai in questo volume:
La vera causa della decadenza di Roma e il mito della sua invincibilità.
Le gesta di grandi condottieri come Alarico, Attila, Teodorico e Carlo Magno.
L'ascesa del Papato come guida politica e morale d'Italia.
La nascita del Sacro Romano Impero e la fine definitiva del mondo antico.
Non lasciare che la storia resti chiusa in polverosi manuali. Riscoprila oggi in una veste nuova, viva e coinvolgente.
📖 Leggi alcune pagine (Anteprima)
CAPITOLO VII
Dalla morte di Alarico alla costituzione del regno dei Visigoti nella Gallia

La morte di Alarico cambiò profondamente la situazione. I Goti elessero come suo successore il cognato Ataulfo. Egli, ancor meno del suo predecessore, desiderava lo scontro aperto con l’Impero.
Abbiamo una prova preziosa di questo atteggiamento in una testimonianza di Orosio. Lo storico racconta di aver incontrato un compagno d’armi di Ataulfo, che gli riferì le parole del re:
— Inizialmente la mia intenzione era quella di impadronirmi dell’Impero — spiegò il successore di Alarico. — Volevo prendere il posto di Cesare Augusto e trasformare la Romania in Gotia.
— Presto però ho capito che non era possibile — continuò Ataulfo. — Roma ha dominato il mondo non solo con la forza, ma con le leggi e la disciplina. I Goti invece sono ancora troppo selvaggi per obbedire alle regole, e senza leggi non può esistere uno Stato.
— Per questo ho deciso di usare le armi dei Goti per restituire al nome romano la sua antica gloria. Non potendo distruggere l’Impero, ho scelto di diventarne il restauratore attraverso la pace.
Un altro fattore influenzò sicuramente i suoi sentimenti. Lasciando Roma, Alarico aveva portato con sé molti prigionieri e un ricco bottino. Tra loro c’era Galla Placidia, una donna di straordinaria bellezza.
Apparteneva a una stirpe di donne celebri per il loro fascino, che ebbero un ruolo cruciale nel destino del mondo. Sua nonna Giustina aveva dominato Valentiniano I. Sua madre Galla aveva conquistato il cuore di Teodosio I.
Galla Placidia, nata da quel matrimonio e ora prigioniera in Calabria, fece innamorare perdutamente Ataulfo. Il desiderio di sposarla lo spinse ad assumere atteggiamenti sempre più vicini alla cultura romana.
Appena eletto, Ataulfo abbandonò ogni progetto sulla Sicilia e l’Africa. Ripartì verso nord per condurre il suo popolo in Gallia. Sperava di trovare lì una sede adatta per i Goti, con il consenso dell’Impero.
Voleva diventare un alleato di Roma. Era un’idea che continuava a riemergere in forme diverse: unire romani e barbari, accogliendo i Goti nell'Impero per usarli come difensori dei confini.
In passato questa strategia era stata sostenuta da Teodosio, Stilicone e dallo stesso Alarico. Non sorprende che anche Ataulfo la facesse propria.
Onorio si era sempre opposto a questo piano. Tuttavia, la situazione era diventata così critica che persino lui iniziò a considerare quel progetto tante volte respinto.
In quel periodo la Prefettura della Gallia era nel caos totale e sembrava sul punto di staccarsi definitivamente dall'Impero. Dopo il ritiro delle legioni dal Reno operato da Stilicone, i barbari erano entrati in massa nel 406.
Poco dopo arrivò Costantino, già proclamato imperatore in Britannia. Egli non riuscì a cacciare i barbari, ma occupò molte città in Gallia e in Spagna, impedendo almeno nuove invasioni nell'attuale Alsazia-Lorena.
Dopo la morte di Stilicone e di Arcadio nel 408, la disciplina militare svanì del tutto. I generali erano ormai diventati simili a capitani di ventura che agivano in modo autonomo.
Spesso si ribellavano e sostenevano nuovi pretendenti al trono, trovando sempre l'appoggio di una parte dei soldati. Così, dopo l'elezione di Costantino in Britannia, in Spagna venne proclamato imperatore Massimo.
In quella regione si trovavano dunque due usurpatori e una moltitudine di barbari che saccheggiavano il paese. Onorio inviò in Gallia un esercito guidato da Costanzo, un valoroso soldato.
Costanzo cercò di restaurare l’autorità del legittimo Imperatore con energia. Massimo, abbandonato dai suoi, fuggì. Costantino si arrese ad Arles e fu inviato a Onorio insieme al figlio Giuliano.
Onorio violò la parola data dal suo generale e li fece uccidere entrambi nel 411. Sembrava che, eliminati i rivali, restassero solo i barbari da affrontare.
Invece, appena il generale Costanzo tornò in Italia, i barbari nominarono un altro pretendente: Giovino. Il caos ricominciò e le scorrerie ripresero in tutto il territorio.
In questo scenario, la spedizione di Ataulfo in Gallia non dispiaceva a Onorio. Innanzitutto l’Italia veniva liberata dalla presenza dei Goti, il che era già un grande vantaggio.
Inoltre Ataulfo intendeva occupare la regione e, per farlo, avrebbe dovuto combattere contro Giovino e i barbari che lo sostenevano.
Questo spiega come Ataulfo sia riuscito a risalire l'intera penisola da sud a nord senza incontrare ostacoli. Di questo lungo viaggio, curiosamente, le cronache non riportano alcun dettaglio.
Entrato in Gallia nel 412, Ataulfo tenne inizialmente un comportamento ambiguo. In seguito però attaccò e uccise Saro, un generale romano che si era schierato con Giovino.
Subito dopo affrontò l'usurpatore e suo fratello. Li sconfisse e li uccise entrambi, inviando le loro teste a Onorio, che le fece esporre pubblicamente a Cartagine.
In Africa, infatti, era stata appena domata un'altra ribellione, che aveva influenzato indirettamente anche le vicende della Gallia.
Ataulfo era sempre più innamorato di Galla Placidia e desiderava sposarla. L'idea però disgustava Onorio. L'imperatore non voleva concedere la sorella a un barbaro, specialmente perché anche il suo generale Costanzo ne era follemente innamorato.
Ataulfo era così ansioso di trovare un accordo che sembrava pronto a rimandarla a Ravenna, nonostante la passione che provava. In cambio, Onorio gli aveva promesso grandi forniture di grano, indispensabili per sfamare l'esercito.
€ 21,99

Il prezzo indicato si riferisce alla versione in brossura (copertina morbida).
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