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Le Vite Parallele - Volume 4

di Plutarco
Traduzione e cura di Aldo Diomedes

ISBN: 979-8269019604 Formato: Copertina flessibile 15.24 x 22.86 cm Pagine: 390

Descrizione

Cosa trasforma un eroe in un tiranno? Può la virtù sopravvivere in un mondo corrotto? E come possono le vite di condottieri, re e filosofi vissuti duemila anni fa metterci in guardia contro i pericoli del nostro tempo?
Da secoli, chi cerca risposte a queste domande si rivolge a un'opera monumentale e senza tempo: le Vite Parallele di Plutarco. Più che semplici biografie, sono ritratti psicologici, lezioni di strategia e profonde riflessioni morali che hanno formato la mente di imperatori, filosofi e rivoluzionari.
Tuttavia, la prosa degli antichi può spesso apparire distante e complessa. Questa edizione nasce per abbattere quella barriera, offrendo il capolavoro di Plutarco in una veste completamente rinnovata e proseguendo il viaggio iniziato con i volumi precedenti.

Perché scegliere questa edizione?
UNA TRADUZIONE FINALMENTE ACCESSIBILE: Dimentica la lingua arcaica e le costruzioni complesse. Questo volume presenta una traduzione in italiano moderno, chiaro e scorrevole, pensata per restituire il piacere della lettura e la forza della narrazione originale a un pubblico contemporaneo.

NOTE INTEGRATE PER CAPIRE TUTTO: Non dovrai più saltare da una pagina all'altra per consultare le note. Personaggi, luoghi e concetti storici sono spiegati con brevi chiarimenti direttamente nel testo, permettendoti di comprendere ogni riferimento senza mai interrompere il flusso della lettura.

UN VIAGGIO EPICO AI VERTICI DEL POTERE E SULL'ORLO DELL'ABISSO: Questo quarto volume ti porterà di fronte ai più grandi conquistatori della storia e agli uomini che osarono sfidarli, attraverso le vite di figure leggendarie:
Alessandro Magno e Giulio Cesare: Le vite parallele per eccellenza. I due condottieri che sottomisero il mondo conosciuto, spinti da un'ambizione che non conosceva limiti. Le loro storie, intrecciate tra genio militare, brama di gloria e sete di potere assoluto, segnarono per sempre il destino di Oriente e Occidente.

Agesilao e Pompeo Magno: Due giganti delle loro repubbliche, un re spartano e un generale romano, la cui ascesa inarrestabile e la cui popolarità li portarono a dominare la scena politica e militare, per poi affrontare una tragica caduta che coincise con il declino delle loro patrie.

Sertorio ed Eumene: Le storie avvincenti di due geni militari in esilio, costretti a comandare eserciti stranieri e a combattere per la propria sopravvivenza contro le più grandi potenze del loro tempo, finendo per essere traditi proprio da coloro che avevano condotto alla vittoria.

Focione e Catone il Giovane: Le vite parallele di due uomini simbolo di integrità inflessibile in un'epoca di corruzione dilagante. Le loro storie sono il tragico ritratto di come la virtù, quando si scontra con la tirannia, possa diventare la più nobile e disperata forma di resistenza.

Che tu sia un appassionato di storia, uno studente o semplicemente un lettore curioso di esplorare le radici del nostro mondo, questa è l'edizione perfetta per scoprire (o riscoprire) perché Plutarco è ancora oggi un maestro di vita insuperato.

Immergiti nelle storie che hanno ispirato i giganti della storia. Aggiungi questo volume alla tua biblioteca e completa il tuo viaggio nel cuore del mondo antico.
📖 Leggi alcune pagine (Anteprima)
VITA DI EUMENE

CAPITOLO I
Lo storico Duride di Samo scrive che Eumene di Cardia [città greca nell'odierna penisola di Gallipoli, in Turchia] nacque in povertà nel Chersoneso Tracico da un padre carrettiere, ma ricevette un'educazione eccellente, sia nelle lettere sia negli esercizi fisici. Racconta che, quando Eumene era ancora un ragazzo, Filippo II di Macedonia, passando per Cardia, si fermò per assistere alle gare giovanili di pancrazio [un'antica disciplina da combattimento, misto di pugilato e lotta] e di lotta. Eumene si distinse in queste discipline e Filippo rimase così colpito dall'intelligenza e dal valore del giovane che decise di prenderlo con sé a corte.
Tuttavia, mi sembra più verosimile la versione di altri storici, secondo cui Filippo prese Eumene al suo servizio grazie all'amicizia e ai legami di ospitalità che aveva con suo padre. Dopo la morte di Filippo, Eumene si dimostrò così prudente e fedele ad Alessandro Magno che, pur ricoprendo formalmente la carica di primo segretario, era considerato e onorato al pari degli amici più intimi e fidati. Fu talmente stimato che Alessandro lo nominò comandante in capo delle sue truppe in India e gli affidò il governo della provincia che era stata di Perdicca, quando questi fu chiamato a sostituire il defunto Efestione.
Per questo motivo, quando Neottolemo [uno dei generali di Alessandro], dopo la morte del re, disse con disprezzo di aver seguito il suo sovrano «con lo scudo e la lancia, mentre Eumene lo seguiva con la penna e la carta», i Macedoni risero. Sapevano bene che, oltre a tutti gli altri onori, Alessandro aveva voluto legare a sé Eumene anche con un matrimonio prestigioso. La prima donna che Alessandro conobbe in Asia fu Barsine, figlia di Artabazo, dalla quale ebbe un figlio di nome Ercole. Una delle sorelle di Barsine, Apama, fu data in sposa a Tolomeo, mentre l'altra, anch'essa di nome Barsine, fu data in moglie a Eumene, durante la celebre cerimonia in cui Alessandro unì in matrimonio i suoi più stretti collaboratori con nobildonne persiane.

CAPITOLO II
Tuttavia, Eumene cadde più volte in disgrazia presso il re e si trovò in pericolo a causa di Efestione [il più caro amico di Alessandro]. In un'occasione, Efestione assegnò a un suonatore di flauto di nome Evio una residenza che era già stata occupata dai servitori di Eumene. Quest'ultimo, infuriato, si presentò ad Alessandro e, insieme a Mentore, gridò che a corte era ormai più vantaggioso essere un suonatore di flauto o un attore che un soldato, e gettò a terra le sue armi. Inizialmente Alessandro si irritò con Efestione, ma poi, cambiando idea, rivolse la sua rabbia contro Eumene, per aver parlato con troppa libertà contro il suo favorito e con insolenza verso di lui.
In un'altra occasione, Alessandro, dovendo finanziare la spedizione navale di Nearco per esplorare l'Oceano Indiano e trovando le casse del tesoro vuote, chiese prestiti ai suoi amici. A Eumene furono chiesti trecento talenti, ma lui ne offrì solo cento, sostenendo che i suoi amministratori li avevano raccolti a fatica. Alessandro non solo rifiutò la somma, ma, senza dire nulla, ordinò ai suoi uomini di appiccare segretamente il fuoco all'accampamento di Eumene, per smascherare la sua menzogna quando il denaro fosse stato portato in salvo. La tenda fu distrutta in un attimo, con grande rammarico di Alessandro, perché nell'incendio andarono perduti tutti i documenti ufficiali. Dal fuoco, tuttavia, fu recuperata una somma di oltre mille talenti in oro e argento fuso. Alessandro non ne prese nulla e scrisse a tutti i satrapi e generali dell'impero ordinando di inviare copie dei documenti distrutti, e incaricò Eumene di raccoglierli.
Un'altra volta ancora, Eumene ebbe un diverbio con Efestione a causa di un dono e si scambiarono insulti pesanti. In quel momento, Eumene ebbe la meglio; ma poco dopo Efestione morì, e il re provò un dolore così profondo da trattare con astio chiunque, per invidia verso il defunto, mostrasse gioia per la sua morte. Sospettò soprattutto di Eumene, rinfacciandogli spesso quella lite e le offese che aveva rivolto all'amico. Ma Eumene, abile e persuasivo, seppe salvarsi proprio grazie a ciò che aveva causato la sua disgrazia: assecondò il desiderio di Alessandro di onorare la memoria di Efestione, proponendo nuovi e grandiosi tributi per la sua gloria e contribuendo generosamente con una grande somma di denaro per la costruzione del suo mausoleo.
CAPITOLO III
Dopo la morte di Alessandro, scoppiò un conflitto tra la fanteria e i comandanti della corte. Eumene, nei fatti, si schierò con i soldati macedoni, ma a parole si mantenne neutrale, presentandosi come un amico di tutti e un privato cittadino, sostenendo che non fosse appropriato per lui, uno straniero, immischiarsi nelle dispute tra Macedoni. Mentre gli altri amici di Alessandro lasciavano Babilonia, lui rimase, e riuscì a placare gran parte dei soldati, rendendoli più docili e inclini a un accordo.
Quando i generali si accordarono, appianando temporaneamente le loro divergenze, si spartirono il governo delle province e il comando delle truppe. A Eumene furono assegnate la Cappadocia, la Paflagonia e tutta la costa del Ponto Eusino [il Mar Nero] fino a Trebisonda. Questi territori non erano ancora stati sottomessi dai Macedoni ed erano governati dal re locale, Ariarate. Fu stabilito che Leonato e Antigono, con un grande esercito, lo aiutassero a prendere possesso di quelle regioni.
Ma Antigono, già animato da grandi ambizioni, ignorò gli ordini di Perdicca [reggente dell'impero] e disprezzò i suoi compagni. Leonato, invece, scese in Frigia per sostenere l'impresa di Eumene, ma lungo la strada incontrò Ecateo, il tiranno di Cardia, che lo convinse a dirigersi piuttosto in Grecia per soccorrere Antipatro e i Macedoni, assediati a Lamia [durante la Guerra Lamiaca]. Leonato, persuaso, decise di attraversare il mare, e prima di partire si adoperò per riconciliare Eumene con Ecateo, tra i quali esisteva un'antica ostilità familiare. Eumene, infatti, si era più volte lamentato con Alessandro della tirannia di Ecateo, chiedendogli di restituire la libertà ai Cardiani.
In quella circostanza, Eumene si rifiutò di partecipare alla spedizione in Grecia, adducendo come scusa il timore che Antipatro, suo vecchio nemico, potesse farlo uccidere per compiacere Ecateo. Leonato gli credette e gli rivelò le sue vere intenzioni: fingeva di andare in aiuto di Antipatro, ma in realtà aspirava al trono di Macedonia, e gli mostrò persino delle lettere di Cleopatra [sorella di Alessandro], che lo invitava a Pella per sposarlo.
Eumene, o perché temeva davvero Antipatro o perché diffidava di Leonato, uomo impulsivo e temerario, fuggì nottetempo con tutti i suoi uomini – trecento cavalieri e duecento servi armati – portando con sé un tesoro del valore di circa cinquemila talenti d'argento. Si recò da Perdicca, gli svelò i piani di Leonato e si guadagnò immediatamente la sua fiducia, tanto da essere ammesso al suo consiglio ristretto. Poco dopo, Perdicca lo condusse con il suo esercito in Cappadocia. Dopo aver catturato il re Ariarate e conquistato la regione, ne affidò il governo a Eumene. Quest'ultimo distribuì il controllo delle città ai suoi amici, insediandovi guarnigioni e nominando governatori e magistrati a sua discrezione, senza che Perdicca interferisse.
Tuttavia, Eumene decise di ripartire con Perdicca, non tanto per servirlo come un cortigiano, quanto per rimanere vicino al centro del potere, rappresentato dai re nominali [Filippo III Arrideo e il piccolo Alessandro IV].
€ 21,99

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