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Storia Segreta - Edizione italiana di Historia Arcana

di Procopio di Cesarea
Traduzione e cura di Aldo Diomedes

ISBN: 979-8288230622 Formato: Copertina flessibile 12.85 x 19.84 cm Pagine: 167

Descrizione

Un classico scomodo, corrosivo, scandaloso.
Scritta in segreto da uno dei più autorevoli storici dell’antichità, la Storia Segreta è un’opera unica per forza, coraggio e impatto. Procopio di Cesarea — celebre autore delle Guerre persiane e vandaliche, delle Guerre gotiche e degli Edifici — qui abbandona il tono celebrativo delle sue opere ufficiali e si scaglia con feroce lucidità contro l’imperatore Giustiniano, l’imperatrice Teodora, il generale Belisario e l’intero sistema di potere che li circondava.

Quest’opera storica, notoriamente scandalosa e duramente critica nei confronti del potere imperiale, rivela retroscena inimmaginabili: intrighi di corte, vendette private, adulteri, torture, persecuzioni, debolezze e crudeltà dei protagonisti dell’Impero bizantino. Giustiniano viene ritratto come un tiranno disumano, Teodora come una donna spietata e manipolatrice, Belisario come un generale geniale ma schiacciato dalla moglie Antonina.

Il testo, rimasto nascosto per secoli, è oggi considerato una delle testimonianze più dirette e impietose sulla degenerazione del potere antico.
In questa nuova traduzione in italiano moderno viene restituita integralmente la forza narrativa e la precisione tagliente dell’originale greco, rendendo accessibile a ogni lettore un documento che è insieme storia, denuncia e dramma umano.

Un libro che non cerca di spiegare la gloria di un impero, ma di raccontarne le crepe più profonde.
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Capitolo VII
Le prigioni segrete di Teodora. Fuga di Fozio, che si fa monaco a Gerusalemme. Belisario, nonostante il giuramento, lo abbandona e parte per la Persia. Crudeltà di Teodora contro Buze. Anche Belisario cade in disgrazia e subisce umiliazioni. Come venga infine liberato.

Teodora possedeva alcune carceri segrete, remote, isolate da ogni abitazione, così cupe e oscure che non vi si distingueva il giorno dalla notte. In una di queste rinchiuse per lungo tempo Fozio. Per qualche misterioso accidente, una o due volte egli riuscì a fuggire.
La prima volta si rifugiò nel tempio della Madre di Dio, luogo santissimo di Costantinopoli, e vi si fermò supplice abbracciandone l’altare. Ma fu strappato via con violenza sacrilega e ricondotto nelle stesse carceri. La seconda volta riuscì a nascondersi nel santuario interno del tempio di Santa Sofia, consacrato con solenne rito dalla religione cristiana; ma anche da lì fu trascinato via senza che Teodora provasse orrore nel profanare ogni luogo sacro. E benché popolo e sacerdoti esprimessero la loro indignazione, tutto le fu concesso.
Erano già passati tre anni da quando Fozio languiva in tali miserie, quando, durante il sonno, gli apparve il profeta Zaccaria, ordinandogli di fuggire e promettendogli aiuto. Rincuorato da questa visione, riuscì a fuggire senza farsi scoprire da una moltitudine di persecutori, e infine giunse a Gerusalemme, dove si tagliò i capelli e vestì l’abito monastico, salvandosi così dalla furia di Teodora.
Belisario, da parte sua, non fece nulla per aiutarlo, venendo meno al giuramento che, come ho già narrato, gli aveva solennemente prestato. E per questo fu punito dal cielo: in tutte le sue successive imprese incontrò ostacoli. Poco dopo si recò di nuovo in Persia, dove Cosroe, entrato per la terza volta a devastare le province romane, sebbene fosse poi respinto da Belisario, gli lasciò addosso il marchio del disonore.
Infatti, Cosroe aveva attraversato l’Eufrate e conquistato Callinico, città popolosa e priva di difese, portando via una moltitudine di Romani. Eppure Belisario non lo inseguì, ma rimase nei suoi accampamenti, suscitando il sospetto di complicità o di colpevole inerzia.
In quello stesso periodo, a Costantinopoli infuriava la peste, che come già detto nei libri precedenti, falcidiava la popolazione. Giustiniano si ammalò gravemente e si sparse la voce della sua morte. Alcuni prefetti dell’esercito cominciarono a dire che, se si fosse permesso al popolo della capitale di eleggere un nuovo imperatore, loro sarebbero stati costretti a rimanere per sempre al fronte. Quando Giustiniano iniziò a ristabilirsi, i capi militari si accusarono a vicenda di aver diffuso quella voce. Pietro e Giovanni Elluone indicarono come responsabili Belisario e Buze.
Teodora, credendo che quel discorso fosse diretto contro di lei, si infuriò a tal punto da ordinare immediatamente che tutti tornassero a Costantinopoli. Ivi, dopo una perquisizione, convocò improvvisamente Buze nel gineceo imperiale, con il pretesto di discuterne un affare urgente.
Nel palazzo esisteva una prigione sotterranea, sicurissima, cui si accedeva tramite lunghi corridoi tortuosi, simile a un Tartaro. In quella fu gettato Buze, uomo di rango consolare, e vi restò sepolto a lungo, senza che alcuno sapesse nulla di lui. Là, immerso nelle tenebre, non poteva egli dire né altri sapere cosa ne fosse; il carceriere, che gli gettava ogni giorno il cibo come a una bestia, era obbligato a rimanere muto. Si credeva ormai che Buze fosse morto, e nessuno osava più menzionarlo.
Due anni e quattro mesi dopo, forse per una commozione improvvisa, fu fatto uscire: e tutti lo guardarono come un risorto. Ma da allora non vide più la luce del giorno e rimase sempre malato.
Così finì Buze. Quanto a Belisario, sebbene non fosse accusato di alcun crimine, fu deposto dall’Imperatore per volere di Teodora. Al suo posto, fu nominato Martino a capo dell’esercito d’Oriente. I soldati più esperti, armati di scudi e lance, furono distribuiti tra alcuni dignitari di corte e eunuchi, che li assegnarono tra loro a sorte. Gli amici di Belisario furono proibiti dal frequentarlo.
Fu spettacolo amaro e incredibile, anche se visto da tutti, vedere Belisario — un tempo così grande — ridotto a privato cittadino, camminare solo per la città, pensieroso e inquieto, col terrore di essere aggredito da un momento all’altro. L’Augusta, saputo che in Oriente vi era una grande somma di denaro a lui intestata, incaricò uno degli eunuchi di trasferirla a Costantinopoli.
Tutto ciò Teodora lo fece per compiacere Antonina, che odiava il marito, ma anche per gratitudine verso di lei per la caduta di Giovanni di Cappadocia. Pensava inoltre che, se Antonina avesse chiesto grazia per Belisario, questi, ormai abbattuto, avrebbe perdonato tutto e l’avrebbe seguita come uno schiavo salvato dalla morte.
E così avvenne. Una mattina, come d’abitudine, Belisario si recò al palazzo, accompagnato solo da pochi servi poveri e trascurati. Presentatosi a corte, non ricevette alcun segno di benevolenza, ma fu insultato da individui tra i più vili. La sera, tornando a casa, si guardava attorno continuamente, temendo sicari in agguato.
Entrato in camera, tremante si sedette sul letto, senza pensieri degni di un uomo forte, dimentico di ciò che era stato, grondante sudore, oppresso dal dolore e terrorizzato dalla morte. Antonina, ignara di tutto, si aggirava per le stanze fingendo un mal di stomaco, per non destare sospetti nel marito. Quando, al tramonto, Quadrato giunse dalla reggia e si presentò alla camera, dicendosi inviato dell’Imperatrice, Belisario, privo di forze, si gettò bocconi sul letto, come pronto a morire.
Quadrato, fermo innanzi a lui, teneva in mano una lettera dell’Augusta che diceva:
«Sai bene, illustre uomo, quanto hai fatto contro di noi. Ma la stima che porto a tua moglie mi induce a perdonarti i tuoi delitti. Per lei ti concedo la vita. Da lei potrai sperare non solo la salvezza, ma anche il ritorno della tua fortuna. Ma sappi che dovrai dimostrare con i fatti quanto ti mostrerai riconoscente verso Antonina.»
Lettolo, Belisario si trasformò per la gioia. Volendo Quadrato come testimone del suo sentimento, si gettò ai piedi della moglie, le baciò le gambe e i piedi, invocandola come salvatrice, e promettendo di esserle schiavo per sempre.
Del grande patrimonio confiscato, tremila libbre d’oro furono assegnate all’Imperatore, il resto restituito a Belisario. Il suo caso non fu diverso da quello di Gelimero e Vitige, re che la sorte gli aveva concesso di sconfiggere.
€ 14,99

Il prezzo indicato si riferisce alla versione in brossura (copertina morbida).
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