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Geografia volume 1 Libri I – IV
di Strabone
Traduzione e cura di Aldo Diomedes
ISBN: 979-8167422070
Formato: Copertina flessibile 15.24 x 22.86 cm
Pagine: 372
Descrizione
Duemila anni fa, un filosofo viaggiatore si mise in cammino per descrivere il mondo intero. Questa è la sua voce, finalmente in italiano moderno.
Strabone di Amasea percorse l'impero dall'Armenia all'Egitto, dal Mar Nero ai confini dell'Etiopia, e raccolse in diciassette libri tutto ciò che gli antichi sapevano – e credevano di sapere – sulla Terra. La sua Geografia non è un arido elenco di fiumi e distanze: è un racconto vivo, appassionato, talvolta polemico, in cui Omero viene difeso come primo geografo della storia, Eratostene viene corretto, Ipparco viene sfidato e il misterioso Pitea di Marsiglia viene smascherato come il più grande bugiardo dell'antichità.
Questo primo volume raccoglie i Libri I-IV, il cuore teorico e narrativo dell'opera:
Libro I – La difesa di Omero, il dibattito sui miti, le grandi polemiche scientifiche, i mutamenti geologici della Terra
Libro II – La misurazione del globo, le zone climatiche, il viaggio di Eudosso intorno alla Libia, il sistema geografico di Strabone
Libro III – L'Iberia: le miniere d'oro e d'argento, i Turdetani, i Lusitani, i costumi feroci dei popoli del nord, la fondazione di Roma e Cartagine
Libro IV – La Gallia, la Britannia, le Alpi: i Druidi, le navi di quercia dei Veneti, l'isola delle donne invasate da Dioniso, i mangiatori di padri dell'Irlanda
Un mondo che non esiste più, raccontato con le parole di oggi.
Questa edizione comprende:
Traduzione integrale dal greco in italiano moderno e accessibile
Note esplicative e conversioni delle misure antiche (stadi, cubiti, talenti) inserite direttamente nel testo
Glossario toponomastico ed etnografico: tutti i nomi antichi con la corrispondenza moderna
Tavola delle misure, dei pesi e delle monete antiche con equivalenze in unità moderne
Appendici tematiche: i grandi dibattiti della scienza antica, le meraviglie e le crudeltà dei popoli descritti da Strabone
Indice analitico dei nomi e dei luoghi
Per chi è questo libro?
Per chi ama la storia antica e vuole leggerla senza barriere linguistiche. Per chi è affascinato dalla geografia e dai viaggi di esplorazione. Per chi vuole capire come gli antichi misuravano il mondo, immaginavano i mostri e si scontravano sulle maree. Per chi cerca un'opera che sia al tempo stesso rigorosa e leggibile, scientifica e narrativa.
Strabone di Amasea percorse l'impero dall'Armenia all'Egitto, dal Mar Nero ai confini dell'Etiopia, e raccolse in diciassette libri tutto ciò che gli antichi sapevano – e credevano di sapere – sulla Terra. La sua Geografia non è un arido elenco di fiumi e distanze: è un racconto vivo, appassionato, talvolta polemico, in cui Omero viene difeso come primo geografo della storia, Eratostene viene corretto, Ipparco viene sfidato e il misterioso Pitea di Marsiglia viene smascherato come il più grande bugiardo dell'antichità.
Questo primo volume raccoglie i Libri I-IV, il cuore teorico e narrativo dell'opera:
Libro I – La difesa di Omero, il dibattito sui miti, le grandi polemiche scientifiche, i mutamenti geologici della Terra
Libro II – La misurazione del globo, le zone climatiche, il viaggio di Eudosso intorno alla Libia, il sistema geografico di Strabone
Libro III – L'Iberia: le miniere d'oro e d'argento, i Turdetani, i Lusitani, i costumi feroci dei popoli del nord, la fondazione di Roma e Cartagine
Libro IV – La Gallia, la Britannia, le Alpi: i Druidi, le navi di quercia dei Veneti, l'isola delle donne invasate da Dioniso, i mangiatori di padri dell'Irlanda
Un mondo che non esiste più, raccontato con le parole di oggi.
Questa edizione comprende:
Traduzione integrale dal greco in italiano moderno e accessibile
Note esplicative e conversioni delle misure antiche (stadi, cubiti, talenti) inserite direttamente nel testo
Glossario toponomastico ed etnografico: tutti i nomi antichi con la corrispondenza moderna
Tavola delle misure, dei pesi e delle monete antiche con equivalenze in unità moderne
Appendici tematiche: i grandi dibattiti della scienza antica, le meraviglie e le crudeltà dei popoli descritti da Strabone
Indice analitico dei nomi e dei luoghi
Per chi è questo libro?
Per chi ama la storia antica e vuole leggerla senza barriere linguistiche. Per chi è affascinato dalla geografia e dai viaggi di esplorazione. Per chi vuole capire come gli antichi misuravano il mondo, immaginavano i mostri e si scontravano sulle maree. Per chi cerca un'opera che sia al tempo stesso rigorosa e leggibile, scientifica e narrativa.
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Capitolo 2
Esame critico delle principali opere geografiche pubblicate prima di quella di Strabone.
Riguardo al fatto di aver intrapreso a scrivere di argomenti di cui già molti si sono occupati prima di noi, non potremmo esserne biasimati a ragione, a meno che non ci esprimessimo nello stesso identico modo con cui gli altri ne hanno trattato. Ma noi riteniamo che, sebbene costoro abbiano detto cose giuste in molte occasioni, abbiano comunque lasciato molto a desiderare in altrettante. E se noi fossimo in grado di aggiungere anche solo qualcosa alle opere dei nostri predecessori, ciò sarebbe già sufficiente a giustificare questa nostra impresa.
È ormai un dato di fatto che le conquiste dei Romani e dei Parti [popolazione iranica che fondò un vasto impero in Medio Oriente] abbiano enormemente ampliato le conoscenze geografiche degli uomini di oggi, esattamente come avvenne – al dire di Eratostene – per coloro che vissero dopo la spedizione di Alessandro Magno. Quel celebre conquistatore, infatti, ci svelò gran parte dell'Asia e tutto il settentrione dell'Europa fino all'Istro. In seguito, i Romani ci hanno fatto conoscere l'Occidente europeo fino al fiume Albi [il fiume Elba, in Germania], che nel suo corso divide in due la Germania, oltre ai paesi situati al di là dell'Istro, fino al fiume Tira [il fiume Dnestr, nell'Europa orientale]. I territori successivi, fino ai Meoti [popolazione che abitava lungo la palude Meotide, l'attuale Mar d'Azov], e la costa che termina nel paese dei Colchi [l'antica Mingrelia, nell'attuale Georgia], ci furono resi noti da Mitridate, soprannominato Eupatore, e dai suoi generali.
I Parti, dal canto loro, hanno fatto sì che conoscessimo molto meglio l'Ircania [regione a sud-est del Mar Caspio, nell'attuale Iran settentrionale] e la Battriana [regione storica dell'Asia centrale, corrispondente grossomodo all'odierno Afghanistan settentrionale], oltre agli Sciti che abitano al di là di queste terre. Tutti questi luoghi erano mal conosciuti prima della nostra epoca, il che mi permette di aggiungere molto più di quanto abbiano fatto i miei predecessori.
Questo si noterà soprattutto nei passaggi in cui mi accingerò a confutarli; raramente mi scontrerò con gli antichi, ma lo farò spesso con i successori di Eratostene e con Eratostene stesso. Infatti, quanto più costoro erano provvisti di varia erudizione, tanto più risulta naturale e difficile scoprire in quali punti abbiano errato. E se a volte ci troveremo costretti a contraddire persino quegli autori a cui per il resto della nostra opera ci affidiamo di preferenza, preghiamo che ci venga perdonato. Il nostro scopo non è quello di polemizzare con tutti, anzi: molti li lasceremo del tutto in disparte, non ritenendoli degni di nota, mentre valuteremo attentamente coloro che sappiamo aver detto, di norma, la verità. Non è cosa degna di un filosofo disputare contro chiunque, ma è una bella sfida confrontarsi con Eratostene, Posidonio, Ipparco, Polibio e altri autori della loro levatura.
Innanzitutto, dunque, dobbiamo esaminare l'opera di Eratostene, tenendo presente anche la confutazione che ne ha fatto Ipparco. Eratostene non è certo un autore così spregevole da poter affermare che non abbia mai nemmeno visto Atene, come cercò di dimostrare Polemone; eppure non è neanche così infallibile come alcuni credono, sebbene si sia trovato a vivere, come egli stesso racconta, circondato da innumerevoli eruditi. «Poiché vi erano in quel tempo – scrive Eratostene – quanti dotti forse non se ne videro mai racchiusi nella medesima cerchia di mura e in una sola città; e tra gli altri Aristone e Arcesilao, e tutti coloro che fiorirono con loro». Ma questa fortuna, a mio parere, non basta: bisogna anche saper scegliere accuratamente di quali maestri farsi discepoli.
Ora, Eratostene pone come guide indiscusse della sua epoca Arcesilao e Aristone; a suo giudizio, inoltre, erano grandi pensatori Apelle e Bione, il quale fu il primo, a suo dire, a infiorare un po' la filosofia. Sebbene proprio per questo qualcuno avrebbe potuto dirgli:
«Qual micia il vecchio, laida a veder di tono a' tuoi abiti!»
[Strabone allude a un verso dell'Odissea in cui i Proci ammirano il vigore di Ulisse sotto le vesti misere; qui, al contrario, vuole intendere che Bione, sotto i finti abbellimenti lodati da Eratostene, non possedesse alcuna vera profondità filosofica].
In tutto questo, Eratostene mostra chiaramente la debolezza del proprio ingegno: dopo essere stato discepolo di Zenone di Cizio in Atene [il fondatore dello stoicismo], non ricorda nessuno dei suoi seguaci, ma ci fa sapere che in quell'epoca fiorirono autori portatori di opinioni contrarie, di cui non è rimasta alcuna successione. L'opera che egli pubblicò, Intorno ai beni, le Meditazioni e altri scritti simili, rivelano la natura della sua educazione. Mantenne infatti quasi una via di mezzo tra il desiderio di filosofare e il timore di abbandonarsi a tale studio oltre quanto bastasse per dimostrare di avervi prestato attenzione, oppure per servirsene come mero sollievo e diversione dalle sue fatiche enciclopediche. Qualunque sia l'argomento che tratta, mantiene sempre questo medesimo approccio.
Ma su questo argomento ci basti quanto abbiamo appena detto. Riprenderemo ora a parlare di quelle questioni che possono contribuire a rettificare e migliorare la scienza geografica. E, per prima cosa, riallacciamo il filo del discorso che avevamo poco fa interrotto.
Eratostene sostiene dunque che il poeta miri unicamente a dilettare e non a istruire. Al contrario, gli antichi consideravano la poesia una sorta di filosofia primordiale, capace di introdurci fin dalla giovinezza alla vita e di guidare, attraverso il diletto, i nostri costumi, i nostri sentimenti e le nostre azioni. I nostri filosofi sostenevano persino che solo il poeta fosse il vero saggio.
Esame critico delle principali opere geografiche pubblicate prima di quella di Strabone.
Riguardo al fatto di aver intrapreso a scrivere di argomenti di cui già molti si sono occupati prima di noi, non potremmo esserne biasimati a ragione, a meno che non ci esprimessimo nello stesso identico modo con cui gli altri ne hanno trattato. Ma noi riteniamo che, sebbene costoro abbiano detto cose giuste in molte occasioni, abbiano comunque lasciato molto a desiderare in altrettante. E se noi fossimo in grado di aggiungere anche solo qualcosa alle opere dei nostri predecessori, ciò sarebbe già sufficiente a giustificare questa nostra impresa.
È ormai un dato di fatto che le conquiste dei Romani e dei Parti [popolazione iranica che fondò un vasto impero in Medio Oriente] abbiano enormemente ampliato le conoscenze geografiche degli uomini di oggi, esattamente come avvenne – al dire di Eratostene – per coloro che vissero dopo la spedizione di Alessandro Magno. Quel celebre conquistatore, infatti, ci svelò gran parte dell'Asia e tutto il settentrione dell'Europa fino all'Istro. In seguito, i Romani ci hanno fatto conoscere l'Occidente europeo fino al fiume Albi [il fiume Elba, in Germania], che nel suo corso divide in due la Germania, oltre ai paesi situati al di là dell'Istro, fino al fiume Tira [il fiume Dnestr, nell'Europa orientale]. I territori successivi, fino ai Meoti [popolazione che abitava lungo la palude Meotide, l'attuale Mar d'Azov], e la costa che termina nel paese dei Colchi [l'antica Mingrelia, nell'attuale Georgia], ci furono resi noti da Mitridate, soprannominato Eupatore, e dai suoi generali.
I Parti, dal canto loro, hanno fatto sì che conoscessimo molto meglio l'Ircania [regione a sud-est del Mar Caspio, nell'attuale Iran settentrionale] e la Battriana [regione storica dell'Asia centrale, corrispondente grossomodo all'odierno Afghanistan settentrionale], oltre agli Sciti che abitano al di là di queste terre. Tutti questi luoghi erano mal conosciuti prima della nostra epoca, il che mi permette di aggiungere molto più di quanto abbiano fatto i miei predecessori.
Questo si noterà soprattutto nei passaggi in cui mi accingerò a confutarli; raramente mi scontrerò con gli antichi, ma lo farò spesso con i successori di Eratostene e con Eratostene stesso. Infatti, quanto più costoro erano provvisti di varia erudizione, tanto più risulta naturale e difficile scoprire in quali punti abbiano errato. E se a volte ci troveremo costretti a contraddire persino quegli autori a cui per il resto della nostra opera ci affidiamo di preferenza, preghiamo che ci venga perdonato. Il nostro scopo non è quello di polemizzare con tutti, anzi: molti li lasceremo del tutto in disparte, non ritenendoli degni di nota, mentre valuteremo attentamente coloro che sappiamo aver detto, di norma, la verità. Non è cosa degna di un filosofo disputare contro chiunque, ma è una bella sfida confrontarsi con Eratostene, Posidonio, Ipparco, Polibio e altri autori della loro levatura.
Innanzitutto, dunque, dobbiamo esaminare l'opera di Eratostene, tenendo presente anche la confutazione che ne ha fatto Ipparco. Eratostene non è certo un autore così spregevole da poter affermare che non abbia mai nemmeno visto Atene, come cercò di dimostrare Polemone; eppure non è neanche così infallibile come alcuni credono, sebbene si sia trovato a vivere, come egli stesso racconta, circondato da innumerevoli eruditi. «Poiché vi erano in quel tempo – scrive Eratostene – quanti dotti forse non se ne videro mai racchiusi nella medesima cerchia di mura e in una sola città; e tra gli altri Aristone e Arcesilao, e tutti coloro che fiorirono con loro». Ma questa fortuna, a mio parere, non basta: bisogna anche saper scegliere accuratamente di quali maestri farsi discepoli.
Ora, Eratostene pone come guide indiscusse della sua epoca Arcesilao e Aristone; a suo giudizio, inoltre, erano grandi pensatori Apelle e Bione, il quale fu il primo, a suo dire, a infiorare un po' la filosofia. Sebbene proprio per questo qualcuno avrebbe potuto dirgli:
«Qual micia il vecchio, laida a veder di tono a' tuoi abiti!»
[Strabone allude a un verso dell'Odissea in cui i Proci ammirano il vigore di Ulisse sotto le vesti misere; qui, al contrario, vuole intendere che Bione, sotto i finti abbellimenti lodati da Eratostene, non possedesse alcuna vera profondità filosofica].
In tutto questo, Eratostene mostra chiaramente la debolezza del proprio ingegno: dopo essere stato discepolo di Zenone di Cizio in Atene [il fondatore dello stoicismo], non ricorda nessuno dei suoi seguaci, ma ci fa sapere che in quell'epoca fiorirono autori portatori di opinioni contrarie, di cui non è rimasta alcuna successione. L'opera che egli pubblicò, Intorno ai beni, le Meditazioni e altri scritti simili, rivelano la natura della sua educazione. Mantenne infatti quasi una via di mezzo tra il desiderio di filosofare e il timore di abbandonarsi a tale studio oltre quanto bastasse per dimostrare di avervi prestato attenzione, oppure per servirsene come mero sollievo e diversione dalle sue fatiche enciclopediche. Qualunque sia l'argomento che tratta, mantiene sempre questo medesimo approccio.
Ma su questo argomento ci basti quanto abbiamo appena detto. Riprenderemo ora a parlare di quelle questioni che possono contribuire a rettificare e migliorare la scienza geografica. E, per prima cosa, riallacciamo il filo del discorso che avevamo poco fa interrotto.
Eratostene sostiene dunque che il poeta miri unicamente a dilettare e non a istruire. Al contrario, gli antichi consideravano la poesia una sorta di filosofia primordiale, capace di introdurci fin dalla giovinezza alla vita e di guidare, attraverso il diletto, i nostri costumi, i nostri sentimenti e le nostre azioni. I nostri filosofi sostenevano persino che solo il poeta fosse il vero saggio.
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