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Geografia volume 2 Libri V – X

di Strabone
Traduzione e cura di Aldo Diomedes

ISBN: 979-8140282127 Formato: Copertina flessibile 15.24 x 22.86 cm Pagine: 506

Descrizione

Dal cuore dell'Italia imperiale alla culla immortale della civiltà greca: il più grandioso viaggio nel Mediterraneo antico, finalmente in un italiano moderno, limpido e avvincente.

Questo secondo volume della monumentale Geografia (Gheographiká) di Strabone raccoglie in versione integrale i Libri dal Quinto al Decimo, accompagnando il lettore attraverso i due poli fondamentali del mondo classico: l'Italia di Cesare Augusto e la Grecia di Omero, separate e al tempo stesso congiunte dall'immensa frontiera selvaggia del Danubio, delle foreste germaniche e delle steppe del Mar Nero.

Dimenticate le vecchie traduzioni ottocentesche, ostiche e appesantite da un linguaggio arcaico e da migliaia di nomi indecifrabili. Questa nuova edizione integrale restituisce tutta la freschezza narrativa di Strabone attraverso una prosa contemporanea ed elegante, arricchita da un innovativo sistema di note contestuali tra parentesi quadre [...] inserito direttamente nel flusso della lettura. Senza mai dover interrompere il racconto per cercare note a fondo pagina, scoprirete in tempo reale:
Dove erano i luoghi del passato: ogni antica città, fiume o montagna è subito affiancata dal suo nome e dalla sua posizione moderna (dalla Mediolano degli Insubri alla laguna di Patavio, dalla rocca di Acrocorinto fino a Panticapeo in Crimea).
Chi erano i protagonisti della Storia e del Mito: micro-biografie immediate svelano all'istante re, condottieri, filosofi, artisti e popoli scomparsi.
Le vere dimensioni del mondo antico: ogni misura espressa in stadi, miglia, pletri, medimni o talenti è subito convertita in chilometri, metri, litri e chilogrammi.

Cosa scoprirete nelle pagine di questo secondo volume:
Libri V e VI – Il grande ritratto dell'Italia Antica: Dalle Alpi e dalla fertile Pianura Padana fino a Reggio e alla Sicilia, passando per l'Etruria, la Sabina, il Sannio, la Campania e le città della Magna Grecia. Ammirerete lo splendore urbanistico della Roma augustea (acquedotti, strade consolari, il Campo Marzio), il Vesuvio descritto prima dell'eruzione del 79 d.C., il cratere fumante dell'Etna e i misteri del lago di Nemi.
Libro VII – La frontiera del Nord, il Danubio e il Mar Nero: Un'esplorazione affascinante tra le tribù germaniche oltre il Reno (il trionfo di Germanico sui Cherusci di Arminio), l'impero dei Geti e dei Daci, i nomadi delle steppe scitiche che vivono sui carri, il gelo estremo della Crimea, fino all'Illiria, alla Macedonia, alla Tracia e ai preziosi Frammenti dell'Epitome.
Libri VIII, IX e X – Il Peloponneso, la Grecia continentale, Creta e l'Egeo: Un pellegrinaggio straordinario sulle orme del Catalogo delle Navi di Omero: lo Zeus di Fidia a Olimpia, Sparta e l'Argolide micenea, l'Acropoli di Atene, l'oracolo di Apollo a Delfi, il passo delle Termopili, l'isola di Itaca, la Creta di Minosse e la corona luminosa delle Cicladi e delle Sporadi.

Un ricco apparato critico ed enciclopedico: Il volume è impreziosito da un'ampia Introduzione storica e biografica e da 5 Appendici di approfondimento:
Tavola delle Misure, degli Itinerari, delle Strade Consolari e delle Monete Antiche;
Glossario Toponomastico, Etnografico e delle Istituzioni civili, militari e religiose;
Saggio su Geografia Omerica e Geopolitica Imperiale;
Rassegna su Prodigi della Natura, Santuari Oracolari e Costumi Straordinari;
Indice Analitico completo dei Nomi e dei Luoghi.

Un'opera monumentale e accessibile, indispensabile per gli appassionati di storia greca e romana, per gli studiosi del mondo antico e per chiunque desideri viaggiare con gli occhi di duemila anni fa alle radici della nostra civiltà.
📖 Leggi alcune pagine (Anteprima)
LIBRO SESTO

Capitolo 1
Descrizione del territorio dei Leucani e dei Brezi. I Leucani della costa. I Leucani dell'entroterra. Antico governo di questi popoli. Primi confini del territorio dei Brezi secondo Antioco e secondo Strabone. Possedimenti dei Brezi sulle coste del mar Tirreno.
Oltre la foce del Silari si estende la Leucania [Lucania] e sorge il santuario di Era Argiva, fondato da Giasone; a cinquanta stadi [circa 9 km] da esso si trova Posidonia. Salpando da lì verso il largo s'incontra l'isola di Leucosia [Punta Licosa, nel Cilento], separata dalla terraferma da un breve braccio di mare: prende il nome da una delle Sirene, il cui corpo fu gettato su questi scogli dopo che esse, come narra il mito, si precipitarono negli abissi marini. Di fronte all'isola si protende il promontorio opposto alle Sirenuse, che insieme a queste ultime racchiude il golfo Posidoniate.
Doppiato questo capo, si apre subito un altro golfo contiguo, nel quale sorge una città che i suoi fondatori Focesi [abitanti di Focea, città greca della Ionia, sulle coste dell'Asia Minore] chiamarono Hiele, altri — dal nome di una sorgente locale — Hele, e che gli autori del nostro tempo chiamano invece Elea [Velia, presso Ascea]. Qui ebbero i natali Parmenide e Zenone [celebri filosofi presocratici del V secolo a.C., fondatori della scuola eleatica], filosofi pitagorici. Ritengo che proprio grazie a loro, e ancor prima di loro, la città sia stata governata da ottime leggi: per questo motivo i suoi abitanti riuscirono a tenere testa sia ai Leucani sia ai Posidoniati e a uscirne vincitori, benché fossero inferiori tanto per estensione territoriale quanto per numero di uomini.
A causa della povertà del suolo, tuttavia, gli Eleati sono costretti a dedicarsi per lo più alle attività marinare, all'industria della salagione del pesce e ad altri mestieri simili. Antioco riferisce che, una volta espugnata Focea da Arpago [generale persiano del VI secolo a.C.], comandante di Ciro [Ciro il Grande, fondatore dell'Impero persiano], tutti i cittadini che ne ebbero la possibilità s'imbarcarono con le intere famiglie sulle navi e fecero vela, sotto la guida di Creontiade, dapprima verso Cirno e Massalia [Marsiglia]; respinti da quei luoghi, fondarono infine Elea. La città dista circa duecento stadi [circa 37 km] da Posidonia.
Dopo Elea s'incontra il promontorio di Palinuro. Di fronte al territorio eleate emergono le due isole Enotridi, dotate di buoni ancoraggi. Oltre Palinuro si trovano il promontorio, il porto e il fiume di Pixunte [Policastro Bussentino] — tutti e tre portano infatti lo stesso nome —, dove Micito, reggente di Messene [Messina] in Sicilia, insediò una colonia; tuttavia i coloni che vi si erano stabiliti ripartirono più tardi quasi tutti, tranne pochi.
Dopo Pixunte si aprono il golfo, il fiume e la città di Lao [presso Marcellina, frazione di Santa Maria del Cedro]: è l'ultimo centro della Leucania, situato leggermente al di sopra del mare, colonia dei Sibariti distante quattrocento stadi [circa 74 km] da Elea; l'intero sviluppo costiero della Leucania misura invece seicentocinquanta stadi [circa 120 km]. Nelle vicinanze sorge l'heroon [santuario eroico] dedicato a Dracone, uno dei compagni di Odisseo, a proposito del quale fu reso agli Italioti [i Greci d'Italia] il celebre oracolo:
Attorno al Dracone di Lao un giorno perirà un grande esercito.
Ingannati infatti da questo vaticinio, i Greci d'Italia mossero in spedizione contro Lao e furono annientati dai Leucani [nel 390 a.C.].
Queste sono dunque le località situate lungo la costa del mar Tirreno. Sul mare opposto, invece, in origine i Leucani non si affacciavano affatto, poiché erano i Greci a dominare l'intero golfo di Taranto. Prima dell'arrivo dei Greci, d'altronde, i Leucani non esistevano ancora e queste regioni erano occupate dai Coni [antica popolazione enotria della fascia ionica tra Basilicata e Calabria] e dagli Enotri.
Quando però i Sanniti crebbero notevolmente di potenza, scacciarono i Coni e gli Enotri e insediarono in questa parte d'Italia una colonia di Leucani; poiché nel frattempo i Greci tenevano entrambe le coste fino allo Stretto, Greci e barbari combatterono tra loro a lungo.
Anche i tiranni di Sicilia, e più tardi i Cartaginesi — impegnati a guerreggiare contro i Romani, ora per il possesso della Sicilia e ora per l'Italia stessa —, devastarono duramente tutte le popolazioni di queste contrade. I Greci, tuttavia, riuscirono a sottrarre agli indigeni anche una vasta porzione dell'entroterra, sin dai tempi della guerra di Troia, e crebbero in potenza al punto da chiamare questa regione e la Sicilia Megale Hellas [Magna Grecia].
Oggi invece, ad eccezione di Taranto, Regio e Neapolis, tutte le altre città si sono completamente imbarbarite: una parte è stata occupata dai Leucani e dai Brezi, un'altra dai Campani — in apparenza da costoro, ma nella realtà dai Romani, poiché anch'essi sono ormai divenuti cittadini romani —. Tuttavia, chi affronta la trattazione geografica della terra è tenuto a esporre tanto la situazione attuale quanto alcuni aspetti del passato, soprattutto quando si tratta di luoghi celebri.
Dei Leucani che si affacciano sul mar Tirreno si è già parlato; quelli che occupano l'entroterra abitano invece le regioni sovrastanti il golfo di Taranto. Costoro però, al pari dei Brezi e degli stessi Sanniti che sono i loro progenitori, hanno subito un tale tracollo che è persino difficile distinguere i confini dei loro insediamenti: il motivo è che non sopravvive più alcuna istituzione politica comune per nessuna di queste stirpi, e le loro tradizioni nella lingua, nell'armamento, nel modo di vestire e in altri aspetti simili sono ormai scomparse; inoltre, i loro centri abitati, presi singolarmente, sono del tutto privi di rilevanza.
Riferirò pertanto in maniera complessiva quanto ho appreso, senza fare particolare distinzione tra i Leucani che abitano l'interno e i Sanniti loro confinanti. Petelia [Strongoli, in provincia di Crotone] è dunque considerata la metropoli dei Coni ed è discretamente popolata ancora oggi. La fondò Filottete [eroe greco della guerra di Troia, celebre arciere possessore dell'arco di Eracle], fuggito da Melibea [città della Magnesia, in Tessaglia] in seguito a una rivolta civile. La città gode di una posizione naturale così forte che un tempo i Sanniti la fortificarono come piazzaforte contro il territorio limitrofo.
Anche l'antica Crimisa [presso Cirò, sulla costa ionica calabrese], situata in questi stessi luoghi, è una fondazione di Filottete. Apollodoro [Apollodoro di Atene, grammatico e storico greco del II secolo a.C.], nel suo commento al Catalogo delle navi, menzionando Filottete riferisce che secondo alcuni l'eroe, giunto nel territorio di Crotone [colonia achea sulla costa ionica della Calabria], colonizzò il promontorio di Crimisa e nell'entroterra al di sopra di esso la città di Cona — dalla quale presero nome i Coni di quella regione —, mentre alcuni suoi compagni, inviati da lui insieme al troiano Egesto nella regione di Erice [monte e antica città della Sicilia occidentale] in Sicilia, fortificarono Egesta [Segesta].
Nell'entroterra si trovano inoltre Grumento [Grumentum, presso Grumento Nova in Val d'Agri], Vertina [Veretina, forse presso Pertosa o Atena Lucana], Calasarna e altre piccole borgate fino a Venosa, città di notevole importanza. Ritengo tuttavia che sia quest'ultima sia le località che s'incontrano subito dopo procedendo verso la Campania siano già città sannitiche. Al di sopra di Turi [colonia panellenica fondata nel 444 a.C. presso le rovine dell'antica Sibari] si estende infine la contrada chiamata Tauriana.
I Leucani sono di stirpe sannitica e, dopo aver sconfitto in guerra gli abitanti di Posidonia e i loro alleati, ne occuparono le città. In tempi ordinari si reggevano con un governo democratico, ma durante le guerre chi deteneva le magistrature eleggeva un re; oggi, invece, sono divenuti cittadini romani.
Il tratto successivo della costa fino allo stretto di Sicilia, per una lunghezza di milletrecentocinquanta stadi [circa 250 km], è occupato dai Brezi. Antioco, nella sua opera dedicata all'Italia, afferma che questa regione era chiamata propriamente Italia e che è di essa che intende scrivere, precisando però che in precedenza portava il nome di Enotria. Come confine sul versante del mar Tirreno egli indica lo stesso limite che abbiamo fissato anche noi per i Brezi, vale a dire il fiume Lao, mentre sul versante del mar di Sicilia pone Metaponto. Quanto al territorio di Taranto, che confina direttamente con Metaponto, lo colloca già fuori dall'Italia chiamando i suoi abitanti Iapigi.
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